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| SIGNIFICATO KATA KYUDOKAN | | KATA SHORIN RYU KYUDOKAN - SUE ORIGINI E CREATORI -
I kata fanno la storia di uno stile. Attraverso essi si può notare l’influenza che ha avuto il maestro fondatore della scuola, e ogni kata è un libro aperto che mostra senza parole l’essenza dello stile. Shorin-Ryu Kyudokan possiede 22 kata, tra cui i più significativi sono i seguenti:
Fukiu Gata Ichi, creato da Shoshin Nagamine (Matsubayashi-Ryu);
Fukiu Gata Ni, creato da Meitoku Yagi (Goju Ryu).
Furono creati nella decade degli anni Sessanta con la finalità di essere praticati dai due branchi principali del Karate di Okinawa (in Goju li chiamano “Gekisai”).
Pinan (Pinan, Ping-an) (pace della mente), che vanno da Ichi al Goku. Creati dal maestro Anko Itosu con la finalità di rendere accessibile il suo insegnamento durante la scuola primaria. Inoltre da come risultato un karate accessibile a tutti nei primi anni di apprendimento. Per la sua creazione il maestro Itosu estrapolò alcune tecniche dai kata “Kushanku”, “Passai”, “Jion” e “Chinto”. Sono stati creati nel 1905 e incorporati nel piano di educazione fisica fra il 1907 e il 1909.
Naihanchi (Shodan, Nidan, Sandan)
In Okinawa vengono anche denominati “Nai-fan-chi” e nella grande isola (Giappone) “Tekki”. Si dice che il “Shodan” fu importato dalla Cina tramite il maestro Sokon “Bushi” Matsumura; degli altri due non si conoscono i creatori, anche se si suppone, tramite il reperimento di antichi documenti datati agli inizi dell’Ottocento, che siano stati creati dal Maestro Matsumura. Il massimo esponente che rappresentò questo kata, fu il maestro Choki Motobu, che lo allenò come unico kata per 14 anni, giungendo a creare un suo bunkai circolare. Come aneddoto, si potrebbe dire che, per le sue caratteristiche, è più propriamente indicato per lo stile Goju Ryu anche se è certamente patrimonio unico dello Shorin-Ryu.
Unsu
Adattato al romanticismo Okinawense dal maestro Kanken Toyama. E’ originariamente proveniente dal tempo di Shaolin nella prefettura dell’Honan. Degli originali 106 movimenti, ritenuti troppo ampollosi, ne furono lasciati solo 52.
Jion
Anche se il creatore rimane anonimo, fu probabilmente importato dalla Cina dal sensei Matsumura. Porta il nome di un famoso tempio buddista.
Jitte
Il suo nome significa “dieci paia di mani”. Non si conosce il suo creatore. L’incorporazione nel sistema Shorin risponde al sensei Shimpan Gusukuma (Peichin Shiroma) . Anch’esso è proveniente dal tempio di Shaolin nella provincia dell’Honan. Un importante elemento da non sottovalutare quando si parla del tempio Shaolin, è ricordare che il maestro Chatan Yara visse nel suddetto Tempio per circa vent’anni.
Passai (Dai, Sho) (Patsai) (in giapponese Bassai)
La sua traduzione significa: circondare la fortezza. Probabilmente la versione originale è denominata “Matsumura no Passai”, per cui è probabile che sia di derivazione cinese. Nulla si sa, chi o quando, fu creata la divisione in due parti.
Kushanku (Sho, Dai)
La sua prima versione è il Sakugawa-no-Kushanku (esistono anche Chatan-Yara-no-Kushanku, Oyadomari-no-Kushanku e l’Higa-no-Kushanku). Questo kata, successivamente diviso in due parti dal maestro Itosu, fu trasmesso da un inviato militare cinese nell’isola di Okinawa; si chiama Kuan-Chang-Fu, che in dialetto Uchinango (dialetto di Okinawa) si pronuncia “Kushanku”.
Chinte
Viene riconosciuto come un kata importato da uno studioso di cultura cinese verso la fine del Settecento, periodo in cui si stabilirono a Naha (attuale capitale di Okinawa) 36 famiglie cinesi. Pur non essendo fra i kata più diffusi, fu comunque introdotto dal sensei Chosin Chibana nel suo programma del Kobayashi Ryu (Shorin in giapponese e Shaolin in cinese).
Chinto (nome del tempio)
Viene mostrato per la prima volta da Yara; successivamente introdotto nello Shorin da Matsumura.
Sochin
Non si conosce il creatore; si disconosce anche quando fu incluso nel programma dello stile Shorin. Uno dei suoi principali cultori fu Hohan Soken, meglio conosciuto sotto il nome di “gru bianca”.
Gojushiho
Letteralmente “54” passi (in Giappone esistono le versioni “sho” e “dai”). Non esistono elementi che indicano la sua origine e/o il suo fondatore.
COS'E' L'HARA?
Tradotto letteralmente, Hara significa "ventre", e si riferisce all'intera zona che va dallo stomaco agli organi genitali, ed in essa l'I (stomaco) e il Kikai (nei pressi dell'ombelico). Nel Kikai, circa 5 cm. sotto l'ombelico, si trova il punto più importante dell'uomo: il Tanden.
In giapponese Hara assume un significato più ampio. Con questo termine si intende il centro della forza fisica e spirituale. Pur essendo il centro del nostro corpo materiale, all'Hara viene data un anima. Anche secondo la concezione giapponese il ventre è il centro dell'uomo per antonomasia, e l'espressione dell'Hara è un espressione dell'essere vero di tutta la persona.
L'Hara è l'origine ed il centro della forza fisica e dell'energia vitale; per questo in tutte le arti marziali orientali assume un ruolo significativo. L'esercizio del ventre (Hara wo neru) non interessa solo le arti marziali e lo Zen, ma per ogni giapponese inizia nella fanciullezza ed è parte integrante della sua educazione. Il contegno dell'uomo, il suo modo di rilassarsi e di respirare, come anche l'autocontrollo e lo stato di salute, è tutto originato dall'Hara, il centro del comportamento retto.
Lo sviluppo e il controllo del Ki dipende esclusivamente dall'Hara. Nelle arti marziali l'Hara è l'elemento fondamentale senza il quale ogni esercizio perde significato. I principi basilari per l'esecuzione di un kata (come mostrare la forza, l'equilibrio tra tensione e rilassamento ed il principo della calma e della velocità) si basano sulla filosofia dell'Hara che, sia negli esercizi spirituali che in quelli fisici, si esprime in tre aspetti: Condotta, Tensione/Rilassamento e Respirazione. L'esercizio delle tecniche determina, attraverso questi tre aspetti, un insieme armonico che si manifesta nel movimento del corpo e nell'equilibrio spirituale.
Per questo l'espressione fisica di chi esercita l'Hara viene considerata l'aspetto più importante della tecnica. Senza il coinvolgimento del corpo non si può fare nessun movimento. Il movimento del corpo è strettamente connesso all'atteggiamento interiore che è dal primo condizionato. Riacquistando la forma fisica si genera un'influenza interiore cui l'uomo ricorre per correggere l'intero suo comportamento. Con questo la filosofia del guerriero si innesta direttamente nell'esercizio dell'Hara.
COS’E’ IL KI?
Il Ki è l’energia interna. E’ concentrata nel Tandem. Nella storia del Giappone, il primo scopo delle Arti Marziali tradizionali era la difesa in situazioni reali, nelle quali o si vinceva o si moriva. Queste circostanze richiedevano un’energia speciale, una forza dello spirito superiore. Quell’energia è il Ki. Attraverso gli allenamenti molto specifici, gli antichi trovarono il modo di recuperare quella forza vitale e di svilupparla, nello stesso modo in cui sono sviluppate certe capacità più materiali. Il mondo è cambiato, le necessità sono diverse, oggi sono pochi coloro che si preoccupano dell’energia vitale.
Il Ki è indispensabile per il praticante d’Arti Marziali, se si desidera continuare a praticare. Quando si è giovani si sente la forza della giovinezza e si ha fiducia in questa. Ciò è naturale. Ma la vita cambia, la giovinezza passa ed il corpo comincia a sorreggersi su altre facoltà che sono all’interno del suo essere. E’ assurdo pretendere di essere sempre giovani, ma invecchiare non significa smettere. Bisogna sapere adattarsi ai tempi e cambiare con la vita. Per questo motivo, prima o poi, il praticante di Arti Marziali deve sviluppare il suo Ki se vuole realmente evolvere fisicamente, mentalmente e spiritualmente.
Per sviluppare il Ki dobbiamo recuperare gli istinti che abbiamo atrofizzato con la comodità della vita moderna. Così come un animale in gabbia perde il suo istinto di cacciatore perché ottiene il cibo senza doverselo procurare, anche l’essere umano ha perso tante delle sue facoltà di sopravvivenza, perché non deve far fronte ai pericoli reali, come accade ad esempio agli animali selvaggi. Il Ki è la forza interna; può essere percepito, sviluppato ed utilizzato a volontà; ma per arrivare a questo bisogna praticare per sentire, e per sentire bisogna avere sensibilità. Il KI è in tutti e chiunque può svilupparlo, a prescindere dall’età, dal sesso o dalle sue condizioni.
Il Ki è l’unità fondamentale dell’Universo. E’ un insieme di particelle infinitamente piccole di energia primaria che stanno alla base di tutto ciò che è e che può essere. Tutte le cose sono composte in ultima istanza dal Ki. La materia, nonostante il suo aspetto inerte, è in realtà energia concentrata e la sua manifestazione dipende dalla velocità di oscillazione dell’energia che la compone. Tutte le cose hanno origine dal Ki dell’universo.
Quell’energia si manifesta attraverso due forze opposte e complementari (Positivo e Negativo) che, interagendo, generano tutti i fenomeni naturali. Nell’essere umano, il Ki crea il corpo come manifestazione materiale, in quanto energia molto sottile, ordina e permette la continuità della vita.
L’uomo ha la capacità di arrivare ad essere conscio di questa energia, di svilupparla e di utilizzarla, attraverso certi movimenti, senza dimenticare che la respirazione ha un ruolo fondamentale. In origine, le lezioni per lo sviluppo del Ki erano impartite nei monasteri taoisti e buddisti, per insegnare ai monaci a prevenire le malattie e a mantenersi sani, generando e muovendo l’energia interna verso i livelli più alti di guarigione e di sviluppo spirituale.
Durante le pratiche di quelle tecniche di respirazione, spesso si sperimentavano sensazioni di piacere e di estasi. I movimenti e le tecniche del respiro sono rilassanti, semplici, rinvigorenti ed adatti a qualsiasi età.
Benefici che derivano dalla pratica degli esercizi del Ki:
Rilassamento
Capacità organica per guarire o prevenire le malattie
Potenziamento delle capacità mentali
Sonno profondo e ristoratore
Fiducia in se stessi
Tranquillità e calma
Effetti dello sviluppo del Ki:
Curativi: aumentando il Ki si diviene in grado di guarire se stessi e gli altri in poco tempo. Il metodo di guarigione è facile da apprendere e praticare.
Psichici: incrementa l’abilità psichica e l’intuizione.
Fisici: sviluppo e rafforzamento dell’Hara. Più energia significa un corpo sano e rilassato.
Mentali: più lucidità mentale e maggior potere di concentrazione.
Spirituali: l’esplorazione dell’energia interna è la vera esplorazione della dimensione spirituale. E’ un viaggio interno silenzioso che spazia nel corpo e nell’anima.
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