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BASTONE SINGOLO
È l'argomento principale di molti stili di Kali ed in alcuni è addirittura l'unica arma studiata. Nelle Filippine è chiamato Olisi a Cebuano o Baston a Visayan. Il bastone è di solito fatto di rattan (bambù) oppure di altri legni duri come la qualità Yakal o il Kamagong.
Il bastone può essere usato con varie tecniche di impiego:
• per affondi di punta:
• per colpi di vario genere;
• per bloccare, agganciare, disarmare;
• applicare delle leve;
• applicare degli strangolamenti o delle proiezioni;
• può essere impugnato con una mano o con due mani e la presa della mano può essere al centro o a una delle due estremità, con la punta del bastone verso l'altro o verso il basso.

BASTONE DOPPIO
I due bastoni possono essere usati come il bastone singolo e permettono di sviluppare gli stessi attributi su tutte e due le braccia, risulta quindi un ottimo allenamento preparatorio per il combattimento a mani nude del Kali.
Il più popolare metodo di maneggio dei due bastoni è quello sviluppato dalla tribù Pampangueno ed è noto come "Sinawali": esso prevede una serie di sequenze di maneggio dei bastoni che si intrecciano tra loro, il suo nome deriva dal termine Sawali, che era un tipo di intreccio di canne di bambù usato dai filippini per creare stuoie.
L'uso dei doppi bastoni porta a sviluppare e migliorare il footwork, la meccanica del corpo e allena i movimenti del combattimento a mani nuda in corta distanza; gli esercizi eseguiti con il doppio bastone si possono eseguire anche con il bastone e daga, con il bastone singolo e anche a mani nude.

COLTELLO
Arma che permette molti tipi di attacco, di solito i più usati sono:
• i tagli strisciati;
• gli affondi;
• l'azione di uncinare (agganciare e strappare via).
Può essere usato in maniera offensiva o difensiva contro diverse armi. Abbinato alla spada o al bastone, può essere usato per agganciare l'arma dell'avversario o per disarmarlo o per gli attacchi in corta distanza.
Il coltello può essere impugnato con la "presa terra" (punta in basso) o con la "presa cielo" (punta in alto) e sia con la mano avanzata che con quella arretrata. Il termine Balaraw o Baraw è spesso usato a Visayas per definire il coltello.
Tipica arma da taglio è il Kriss, che si distingue per la sua forma da altre armi da taglio. Ha una lama affilata sui due lati ed è ondulata per permettere al sangue di fluire facilmente via da una ferita inflitta all'avversario. Ha probabilmente origine in Malay. Nelle Filippine ci sono diversi tipi di Kriss, ogni regione ha il suo caratteristico dotato di un diverso numero di onde sulla lama.

ESPADA Y DAGA
Uno dei pochi elementi culturali e marziali che i conquistatori spagnoli lasciarono nelle Filippine fu il metodo di combattimento con spada e daga, molto usato nella scherma spagnola classica.
Tale metodo abbina i benefici delle stoccate di un'arma corta a quelli di un'arma da taglio lunga ed è conosciuto come "espada y daga". I filippini si appropriarono di tale tecnica adattandola alla loro arte sviluppando un proprio metodo di combattimento a lunga e media distanza. Oggi tale metodo viene anche applicato all'uso abbinato di bastone e daga (olisi e baraw) e permette di applicare tecniche nel corpo a corpo, leve e proiezioni utilizzando le due armi, tecniche che non sono applicabili se si adotta la spada invece del bastone. Con vari esercizi si allenano i metodi per passare da una distanza all'altra (lunga, media e corta).
La spada non è più un'arma comune ma viene ancora insegnata nei programmi di alcuni stili di Kali. Alcuni stili, tra cui il Kali Illustrissimo, sono totalmente basati sull'uso delle lame e comprendono esercizi di lunga e media distanza. Le spade sono di diversa foggia e di diversi tipi che cambiano anche nome a secondo della regione, le più note sono: il kampilan (doppia punta), il barong (lama piatta e panciuta al centro), il sundang (simile al kriss), il pinuti (una lama), il bolo e il machete.

BASTONE LUNGO
È un'arma che di solito non viene subito associata alle arti marziali filippine. I movimenti del bastone, di solito chiamati "amara" (movimento del bastone), sono praticamente gli stessi del bastone singolo. Attacchi frustati, affondi, agganciare e figure 8, tutte applicate con il bastone lungo che però viene impugnato con due mani. Permette di sviluppare attributi utili per il lavoro a mani nude contro i calci e per le tecniche di proiezione e di leva alle gambe. Il bastone lungo è impugnato con entrambe le mani con i palmi verso il basso, verso l'alto o alternati. Tradizionalmente era un attrezzo di allenamento per l'uso della lancia (Karasaik o Bangkaw).

PANANTUKAN (Boxe filippina)
Adotta tutte le "armi" della parte superiore del corpo per neutralizzare l'avversario. L'arte, di solito praticata senza guantoni, permette al praticante di usare varie parti del corpo per colpire varie aree del corpo dell'avversario (pugni, avambracci, gomiti,…). Tale tecnica è nota coma "distruzione delle estremità" (gunting): colpendo vari punti nervosi e tessuti muscolari, si causa la parziale paralisi dell'arto colpito per renderlo meno efficiente in combattimento. Comunque il Panantukan adotta anche altre aree del corpo come arma tra cui le spalle (per spingere) e la testa (per colpire). I colpi non sono solo portati agli arti, ma anche alle costole, alla spina dorsale o al collo, tutti sono bersagli validi! Il suo valore è provato dall'influenza che ha nel combattimento con armi, dove si adotta anche l'idea di distruggere gli arti dell'avversario.

PANANJAKMAN (l'arte filippina dei calci) o SIKARAN o PANADIAKAN
I calci e le tecniche adottate non sono così appariscenti come quelle della Capoeira, del Karate o del TaeKwonDo, nel Pananjakman tutte le tecniche hanno il fine di infliggere dolore, di ridurre la mobilità dell'avversario e di distrarlo per portare gli attacchi con la parte alta del corpo. I colpi sono portati con la punta del piede, con il tallone e con la tibia. I bersagli preferiti sono le tibie, il ginocchio, la parte interna ed esterna della coscia e i genitali. Nelle Filippine sopravvivono diversi "giochi" tradizionali basati sull'abilità di calciare (Sipa è una sorta di calcio tennis giocato con una palla di rattan intrecciato; un altro molto vecchio si basava sul fine di sbilanciare l'avversario fino a farlo cadere fuori dal cerchio di gioco usando esclusivamente le gambe ed i calci).
Il Pananjakman è di solito abbinato al Panantukan per creare un sistema completo di combattimento: i calci servono per distrarre l'avversario che viene finito con i colpi portati con le braccia oppure si adotta la tattica opposta!

DUMOG o BUNO
Dumog è il termine che identifica la lotta filippina. Ne esistono due forme note: "Agaw patid Buno" è quella più nota, comprende la lotta in piedi, tecniche di sbilanciamento, proiezioni e tecniche di torsione del collo per proiettare a terra l'avversario. Di solito i combattenti si afferravano per la cintura o al busto cercando di proiettarsi e sbilanciarsi, la vittoria era ottenuta quando si schienava l'avversario con tutte e due le spalle a terra.
Il Musang Dumog è l'arte del combattimento a terra, adotta leve, strangolamenti e colpi per sottomettere l'avversario. I due sistemi possono essere combinati o studiati separatamente. L'origine di tali metodi non è ben chiara, comunque sono molti diffusi nelle isole del nord delle Filippine.

Il Kali / Arnis / Escrima

Cosa significa Il termine "kali" secondo alcuni deriva dal nome della dea Kalì oppure dai termini kriss, kalis, che indicano un'arma da taglio dalla lama a forma serpentina. "Arnis" è un termine moderno, usato soprattutto in riferimento al combattimento con il bastone; "Escrima" è un termine spagnolo che significa "scherma".
Secondo altri studiosi, la parola "kali" deriverebbe dalla contrazione dei termini "kamot" (mano/corpo) e "lihok" (movimento).
Periodo e luogo di nascita E' impossibile stabilire una data di nascita certa, poichè il complesso insieme delle arti marziali filippine, che conta moltissimi stili, è il frutto collettivo dello studio di più persone vissute in tempi diversi nelle isole Filippine.
Da cosa deriva Scherma occidentale, Pentjak Silat.
Area di influenza del Kali Data la sua efficacia in combattimento, alcune tecniche delle arti marziali filippine sono adottate nei moderni sistemi di Jeet Kune Do concepts.
Che cosa studia In primo luogo il combattimento armato: bastone, coltello, doppio bastone, bastone e coltello e spada y daga sono le specialità tipiche presenti nella maggior parte degli stili. Sugli stessi principi del combattimento armato vengono studiate anche tecniche a mani nude, pugni (panantukan), calci (sikaran), leve articolari (dumog o buno).

IL LOGO DELLE ARTI MARZIALI FILIPPINE

Il triangolo universale (quello rosso)
Il cerchio rappresenta il Creatore, la forma in continuo movimento
Il triangolo kali: amore, compassione , umiltà
Il bastone: il cuore delle arti marziali filippine
La lama puntata verso l'alto, verso la vita
Il pugno rappresenta l'arte a mani nude delle filippine
La mezza luna simboleggia le filippine del sud che non caddero sotto il dominio spagnolo ed anche la luce della luna, l'unico momento in cui si poteva praticare il kali durante l'occupazione straniera
Le 4 parti parti del cerchio rappresentano i 4 santi cui i praticanti di kali diedero i seguenti nomi: S. Michele, S. Gabriele, S. Uriel, S. Raffaele
L'antica K per Kali, Kaliradman
L'antica E per Eskrima, estokada e Estoke
L'antica S per Silat

D.T. Alberto Costanzo

KALI: L'ESSENZA DI UN'ARTE MARZIALE
Kali, Arnis, Escrima, sono i diversi termini con cui si indica il patrimonio marziale dell'arcipelago delle Isole Filippine. Disciplina dalle antiche origini, la sua scoperta da parte del mondo occidentale risale all'epoca dei conquistadores spagnoli, che testarono sulla loro pelle l'efficacia di questa sconosciuta pratica da combattimento; un nome su tutti è quello del viaggiatore Magellano, secondo la nostra tradizione uno scopritore di nuove terre, secondo i Filippini un pirata straniero, ucciso dall'eroe locale Lapu Lapu , al quale è dedicata oggi una statua commemorativa.
La grande innovazione apportata dal Kali nel mondo delle arti marziali, o per lo meno nel mondo della didattica delle arti marziali, riguarda il settore armi. Comunemente, nelle varie discipline marziali da più tempo presenti in Occidente (Kung Fu, Karate, Ju Jitsu, ecc.), l'apprendimento accademico dell'arte prevede inizialmente lo studio a mani nude, coadiuvato dall'esecuzione delle forme (kata in giapponese), per poi passare, ad un livello successivo, quando l'allievo avrà (si spera) raggiunto un alto grado di consapevolezza della disciplina, delle sue basi teoriche e dei principi motori fondamentali, al maneggio delle armi tipiche: un praticante di Tai Chi Chuan, ad esempio, dovrà apprendere inizialmente tutte le forme a mani nude del suo stile, per passare in seguito alle sequenze con la spada. Nell'ottica del Kali si è di tutt'altro avviso. L'utilizzo dell'arma fondamentale, il bastone singolo (olisi, è la prima cosa che viene insegnata ad un allievo, in quanto il maneggio di questo attrezzo è propedeutico per lo studio del combattimento a mani nude (panantukan} e successivamente per il doppio bastone (sinawali), fino ad arrivare al pugnale (daga) e al bastone e pugnale insieme (espada y daga). La grande particolarità, che lega tutti gli stili e i sistemi autentici di Arnis Kali Escrima, e quindi le autentiche scuole di Kali, è la libertà da rigidi schemi prefissati, la personalizzazione dell'arte, la naturalezza con cui fluiscono le tecniche una dietro l'altra, la dinamicità nelle personale esecuzione della Carenza, paragonabile alla shadowboxing del pugilato, eseguita sia con le armi che a mani nude (i "kata" non esistono negli stili dove si praticano le Sayaw, cioè "danze", le quali non sono rigidamente schematizzate).
Un altro grande aspetto da prendere in considerazione nel Kali è la trasferibilità dei principi, secondo il quale il combattimento armato e quello a mani nude sono legati da un filo conduttore che fa sì che il praticante possa applicare gli stessi concetti tecnici e tattici su entrambi gli aspetti.
Ecco ora un elenco, a grandi linee, dei settori più comuni tra i diversi stili e sistemi di Kali Escrima:
• Olisi : il bastone singolo, l'arma più comune in tutte le autentiche scuole di Kali; è in rattan (giunco indurito con il fuoco) di cui lunghezza e diametro variano a seconda dello stile o del sistema praticato, così come, di conseguenza, variano la quantità e la traiettoria dei colpi; in linea di massima possiamo affermare che la maggior parte delle scuole adotta dei bastoni lunghi dai 60 ai 70 cm, del diametro che oscilla tra i 2 e i 3 cm.
• Double Olisi , l'utilizzo di due rattan contemporaneamente; di grande aiuto per aumentare velocità e coordinazione, prevede principalmente l'allenamento con un compagno, al fine di affinare al meglio le capacità di reazione.
• Pugnale : a doppio taglio e generalmente di lunghezza che non supera i 30 cm; è un ulteriore esercizio di sensibilità, ad un livello più avanzato, che induce il praticante a mutare notevolmente la distanza di combattimento rispetto all' olisi o al sinawali , pur mantenendone immutati i principi di base.
• Espada y Daga : bastone e pugnale insieme, è la parte più affascinante e anche più articolata del combattimento armato del Kali; nelle isole Filippine anticamente al posto del bastone si usava una vera e propria spada, Kriss, Kampilan o Barong, della lunghezza di 70 cm circa; in Spagna e in Italia nel XVI secolo si diffonde l'uso della Mano Sinistra (Daga lunga metà della spada), quindi della tecnica "Spada e Daga". In Spagna rimarrà in voga (anche nei duelli) fino alla metà del XVIII secolo. Col trascorrere del tempo è avvenuta questa mutazione d'arma, che ha apportato nuove traiettorie di attacco e di difesa rispetto alla versione originaria.
• Sikaran : "arte del calciare"; si intendono per sikaran tutte quelle tecniche di piede che si possono effettuare anche impugnando un'arma, quindi a media e bassa altezza e generalmente a media e corta distanza.
• Panantukan : il pugilato filippino, nel quale le tecniche, le strategie e gli spostamenti derivano dal combattimento con il pugnale; oltre a colpi di pugno prevede anche attacchi con altre parti del corpo, tra cui, gomiti, spalle, avambracci e punta delle dita.
• Hubud Lubud: "legare e slegare" , è l'area che Bruce Lee chiamerà "trapping", l'intrappolamento. E' un esercizio che è presente anche in altre discipline, tra cui Silat, Wing Chun Kung Fu e Tai Chi Chuan, che sviluppa la sensibilità, inducendo gli allievi che lo praticano (l'esecuzione infatti può essere fatta solo in coppia) all'armonia dell'azione con il compagno, creando una sorta di movimento continuo e concatenato (non per niente l'hubud lubud è stato definito dagli spagnoli "Cadena de Mano"
• Dumog : l'area del corpo a corpo, il grappling; è basato sullo studio delle leve articolari, delle proiezioni, della manipolazione delle aree sensibili e delle immobilizzazioni.
Un attento lettore non può non aver notato che tutta la parte che riguarda il combattimento a mani nude (dal sikaran in poi) sposa perfettamente il principio delle quattro aree del Jeet Kune Do, ovvero kicking, punching, trapping e grappling. Ecco perchè lo stesso Lee, grazie all'aiuto del guro Dan Inosanto, ha attinto molto dal repertorio del Kali per elaborare il Jeet Kune Do Concepts.
Tutto quanto scritto fa parte di un discorso molto generale, il Kali è molto di più, ma esigenze redazionali mi impongono, giustamente, di essere conciso, sperando però di aver lasciato un po' di curiosità in chi avrà avuto la pazienza di leggere il tutto, una curiosità che, mi auguro, li spingerà a dare un'occhiata alla Scuola di Kali più vicina alla propria città.
Daniele Montenovo
Scuola Kung Fu Club

OLISI
"Il rumore cadenzato dato dai bastoni, abilmente manovrate dal Maestro e da tutti gli atleti, creano una particolare melodia, come ad imitare una nenia orientale." Così commentò un giornalista locale quando, nel 1992, si svolse a Cupra Marittima il primo stage per il Centro Italia di Arnis Kali Escrima, presieduto da Guro Nino Pilla, italo - australiano ed allievo diretto di Dan Inosanto. A quel tempo il Kali era ancora un nome che non suscitava alcuna impressione ai più, me compreso, e vedere il M. Pilla maneggiare in modo così veloce ed eclettico quella semplicissima arma fece scaturire il desiderio di non lasciare isolato quell'evento ma di intraprendere l'affascinante cammino delle arti marziali del Sud Est asiatico. E così, come tanti, sono rimasto incantato dal Kali grazie all' Olisi , così si chiama il bastone corto usato in questa disciplina.
L'Olisi è in rattan (per noi occidentali giunco), o mactan, indurito con il fuoco, di lunghezza variabile dai 55 ai 70 cm, a seconda dello stile, e diametro compreso tra i 2 e i 3 cm. E' un'arma che, nella sua semplicità, è forse quella più versatile nel panorama delle Arti Marziali del Sud Est Asiatico, in primo luogo perchè è un arma facilmente reperibile in strada o ancor più facilmente sostituibile (un ombrello, una rivista arrotolata...), in secondo luogo perchè tutti i suoi principi e le sue traiettorie di attacco e difesa sono trasferibili al combattimento a mani nude, parimenti ai principi di combattimento con la daga. Il bastone può essere usato anche doppio, dando vita a ciò che i moderni escrimadors chiamano "double olisi", ma la cui essenza è riposta nel termine Sinawali. Il Sinawali era il metodo usato per combattere nei "duelli della morte" filippini, la cui ultima testimonianza si ebbe da Guro Villabrille, maestro di Guro Largusa che insegnò il suo stile a Guro Lacoste, stile che in seguito divenne il Lacoste - Inosanto System. Questa metodologia di allenamento e combattimento con il doppio Olisi sviluppa il colpo d'occhio e induce il praticante a "provare" tutte le distanze del combattimento (benchè per molti possa sembrare strano, il combattimento con il bastone si svolge per lo più a corta distanza). "Colpire più che parare", questo è il principio numero uno dell'Olisi e del Sinawali, non perchè non esistano parate con singolo o con il doppio bastone, ma perchè le stesse parate, in un combattimento con un'arma di questo tipo, devono essere anche dei colpi, finalizzati a impedire che l'avversario possa continuare a sferrare fendenti di rattan, in una parola gunting.
Gli angoli di attacco del bastone sono molteplici, a seconda degli stili e dei sistemi, si parte da cinque fino ad arrivare a sessantaquattro, con tutte le varianti. I cinque angoli di attacco, detti "cinco teros" , comuni a tutti gli stili sono in ogni caso:
• prima diagonale alla testa : supponendo un escrimador destrorso il colpo che parte dalla spalla destra in direzione del volto avversario.
• seconda diagonale alla testa : il colpo che parte dalla spalla sinistra, sempre diretto al volto.
• prima diagonale bassa : colpo che parte dalla spalla destra diretto al corpo o alle gambe.
• seconda diagonale bassa : colpo che parte dalla spalla sinistra diretto al corpo o alle gambe.
• lineare di punta : colpo con la punta del bastone diretto al corpo o in alcuni casi alla gola dell'avversario.
Anche le tipologie di parata sono diverse, si parte dai comuni bloccaggi e dalle parate in assorbimento, fino alla tipologia della "parata che colpisce" del witik e del larga mano. Ma il combattimento con l'Olisi non si limita soltanto ai colpi e alle parate. Il bastone può essere usato nel modo più versatile, come applicare leve articolari o strangolamenti. Torno comunque a dire che il combattimento con i bastoni corti non è fine a sè stesso, come accade con la stragrande maggioranza delle armi di altre discipline marziali, ma tutti i suoi concetti possono essere trasferiti al combattimento a mani nude (Panantukan). Ecco il motivo principale perchè in una prima lezione di Kali Escrima si mette in mano all'allievo un bastone, ancor prima di aver imparato a tirare un pugno o un calcio.
Daniele Montenovo
Scuola Kung Fu Club

PANANTUKAN: IL COMBATTIMENTO A MANI NUDE NEL KALI FILIPPINO
Alcuni tendono a tradurre il termine Panantukan come "Boxe del Kali Escrima", identificandolo come un sistema di lotta molto simile alla Kick Boxing occidentale, ovvero costituito quasi esclusivamente da calci e pugni. In realtà le cose stanno in un modo completamente differente. Il Panantukan è un articolato metodo da combattimento a mani nude del Kali Escrima che trae la propria tecnica e la propria tattica direttamente dal combattimento con il pugnale. I colpi veloci, esplosivi e concatenati, mirano non soltanto a colpire l'avversario, ma a fare in modo che egli non possa più essere in grado di sferrare l'attacco. Non si tratta della filosofia da combattimento giapponese, che induce a sviluppare tecniche da colpo risolutivo (parata - contrattacco), ma di un sistema totalmente eclettico che miscela in ogni sua tecnica principi punching, kicking, trapping e grappling, volgendo così il combattimento a 360°, nel puro stile delle arti marziali del Sud Est asiatico.
L'affermazione che il Panantukan deriva direttamente dal metodo di combattimento con la daga non deriva tanto, o meglio non soltanto, dalle traiettorie e dai bersagli finali dei colpi (gola, occhi, plesso, ecc.), quanto a quella che potremmo definire "metodologia di reazione", caratterizzata in primis dal concetto della "mano viva" . Nel Kali Escrima, ma anche nella tradizionale scherma italiana, spagnola e francese, l'arto disarmato non è posto dietro al corpo nell'intento di proteggersi da eventuali fendenti avversari (come si vede attualmente nelle competizioni sportive di scherma), ma collabora con la mano armata parando, rafforzando e immobilizzando. Il Panantukan sfrutta questo stesso principio: se una mano para l'altra rafforza, se una contrattacca l'altra controlla, se una immobilizza l'altra applica una leva articolare; e tutto ciò accade anche con la collaborazione delle gambe, che non soltanto servono per calciare ("Sikaran", nel Kali) ma anche e ugualmente per parare e applicare leve agli arti inferiori. Ecco perchè la lotta a mani nude del Kali è stata anche definita "Arnis de Mano", ovvero "Scherma a mani nude". Leve articolari e tecniche di gunting non sono in ogni caso poste sempre alla fine dell'esecuzione delle tecniche, come avviene per la maggior parte delle arti marziali più note, nè l'applicazione delle une vieta quella delle altre: la particolarità del Panantukan sta proprio nel concatenare queste diverse azioni marziali in modo più libero e personale che esista, ricorrendo al principio dell'Hubud Lubud.
Cadena de Mano
Alla base della concatenazione delle molteplici metodologie di attacco e di difesa dell'Arnis Kali Escrima vi è un principio basilare che gli Spagnoli hanno denominato "Cadena de Mano" , ma che gli antichi Guro filippini chiamavano "Hubud Lubud", "Legare e Slegare". L'Hubud Lubud è il punto di fulcro attorno a cui ruota il sistema di combattimento a mani nude del Kali Escrima. Non si tratta di una serie di parate, nè di particolari traiettorie di colpi, ma di una tipologia di movimento che da sola potrebbe rappresentare le fondamenta di un sistema di combattimento. L'Hubud Lubud consiste in una serie di esercizi svolti a coppie atti a sviluppare il controllo delle proprie azioni in conseguenza, o per meglio dire in simbiosi, con quelle dell'avversario. Riuscire ad adattarsi completamente al ritmo di chi si ha di fronte, arrivando a una perfetta sincronia, fino a raggiungere lo scopo di imporre il proprio o spezzare la catena al momento più opportuno. Il tutto sempre nella assoluta morbidezza e fluidità dei colpi e delle parate, requisito fondamentale affinchè si riesca a percepire la continuità del movimento: la Cadena de Mano. Il raggiungimento della perfezione nell'Hubud Lubud sviluppa la resistenza, il colpo d'occhio, la lateralizzazione e la sensibilità, nonchè l'eccezionale capacità di concatenare insieme tecniche totalmente diverse, che vanno dai comuni colpi alle parate, dai gunting agli intrappolamenti. Gli esercizi di Hubud Lubud sono di diverso tipo e variano l'un l'altro in difficoltà, traiettorie e numero dei "tempi" di controllo, ovvero il numero dei passaggi da un attacco all'altro.
In tutte le Scuole di Kali Escrima che si rispettino questo metodo di allenamento, tramandato dagli antichi Guro filippini, occupa un posto preminente nella didattica degli allievi, in quanto, ad un livello più avanzato, è possibile applicare l'Hubud Lubud anche al combattimento con l'Olisi, il bastone singolo in rattan; ma parleremo di questo in un'altra occasione.
Daniele Montenovo
Scuola Kung Fu Club

Tavola dei principali stili di Arnis / Kali / Escrima
Abanico
Abanico de sunkite
Abecedario
Abierta
Arku tai pa Arnis
Arfephil Arnis
Arnis Escorpizio
Arnis Fernandes
Arnis Koredas Obra Mano
Arnis Lanada
Armis Sidula
Arnis Tapado
Balintawak Eskrima
Balintawak Arnis Cuentada
Balintawak Super Cuentada
Balintawak Teovel Arnis
Balsakan
Bantagueno Serrada
Bayson style
Bdu style
Bicolano Arnis
Binas dynamic arnis
Black Eagle Arnis
Bohol Arnis
Bultong
Cadena de Mano
Cebuano
Cinco Tiros Arnis
De Campo escrima
De Pluma Arnis
De Querdas Eskrima Derobio Eskrima
DisalonDoblete rapillon
Doce Pares
Dos Manos
Doublecado
Eskrido
Etalanio
Excalibur system
Fondo Puerta
Giron Arnis
Hagibis
Herada Bantaqueno
Hinaplos arnis
Kuntao
Illongo
Illustrissimo Kali
Ilocano
Inayan Eskrima
Indagan Escrima
Inosanto / Lacoste Kali
Lameco Eskrima
Lapunti Arnis de Abanico
Larga Mano
Largada Pesada
Largusa/Villabrille kali
Lastico
Latosa Escrima
Lastra arnis
Lightning Scientific Arnis
Literada
Mena arnis Modern Arnis
Modern mano-mano
Moderno largos
Numerado
Pampango
Pananandata Marinas
Pekiti Tirsia Kali
Precia Punialada
Rapid Arnis
Redondo
Repeticion
Retirada
Rizal Arnis
Sayoc Kali
Serrada Eskrima
Siete Pares Arnis
Simaron
Sinayoup kali
Sulite style
Sumbrada
Sumkeate
Talahib
Tapado
Taosug
Tendencia arnis/hilot
Tobosa kali escrima
Toledo
Trisello
Vee Arnis
Waray
Warrior Eskrima

Escrimador e Maestri famosi: Venacio Bacon, Oliver Bersabal, Bob Breen, Richard Bustillo, Angel Cabales, Cacoy Canete, Dioniso Canete, Marc Denny, Tony Diego, Felicisimo Dizon, Leo Giron, Antonio Ilustrisimo, Regino Ilustrisimo, Mike Inay, Dan Inosanto, Eric Knaus, John LaCoste, Renè Latosa, Ben Largusa, Ted Lucaylucay, Jun I. Matagay, William McGrath, Remy Presas, Max Sarmiento, Alan Stanford, Edgar Sulite, Leo T. Gaje, Floro Villabrille.

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